vini d'irpinia

Certo, il Greco di Tufo è il vino che ci ha resi grandi.

Ma il nostro amore per l’Irpinia – la nostra terra – e per il vino non poteva fermarsi qui.
In tutta Italia si dice che “il vino fa sangue” ma, a voler essere onesti, crediamo sia arrivato il momento di cambiare questo antico modo di dire, almeno nel nostro caso.

In provincia di Avellino il vi non fa sangue, “il vino È sangue”. Fa parte di noi e della storia della nostra gente, così come noi facciamo parte di lui. Dentro ogni bottiglia imbottigliata da queste parti è come se vi confluissero gli sforzi e le fatiche di un interno popolo.

Forse è per questo che tutti gli Irpini sono legati al vino in maniera tanto intima, così viscerale. C’è una specie di nesso biologico che ci tiene uniti a lui. Non ci credete? Provate, se volete, ma siamo pronti a scommettere non troverete mai nessuno, tra Avellino e provincia, che non sia orgoglioso dei vini prodotti nel nostro territorio, anche in contesti molto lontani dal mondo dell’enologia e della viticoltura.

perchè

i vini irpini sono straordinari

L’Irpinia è una terra incredibile, che sembra essere stata inventata appositamente per la produzione vinicola di eccellenza. Vi basti pensare che, pur essendo relativamente ristretta, la provincia di Avellino può vantare ben 3 vini DOCG.

Si tratta di un unicum, nel panorama nazionale, soprattutto se si considera il fatto che, con il suo patrimonio vinicolo, l’Irpinia detiene la quasi totalità delle produzioni enologiche DOCG dell’intera regione Campania.
Ma cos’è che rende i vini della provincia di Avellino così straordinari?
L’orografia, innanzitutto. La composizione dei terreni, l’esposizione e le caratteristiche climatiche dei singoli vigneti possono essere molto diverse tra loro, perfino a distanza di qualche centinaio di metri gli uni dagli altri. È questo il primo segreto dei nostri vini, quello che conferisce loro un’identità forte, ben definita e altrettanto ben riconoscibile.

E poi c’è la perizia, il saper fare dei viticoltori irpini, il know how, come direbbero gli inglesi. Qui in provincia di Avellino abbiamo iniziato a coltivare la vite qualche millennio fa. Da allora, grazie a secoli di sperimentazioni, tentativi ed errori, anno dopo anno abbiamo trovato modi sempre più efficaci per ottenere il meglio da viti impiantate in terreni tanto fertili quanto scomodi e difficili da lavorare. Madre natura ci ha di sicuro fatto un grande regalo ma averlo saputo sfruttare è merito dei nostri avi.
Quella della viticoltura irpina è una storia di grande caparbietà e tecnica che merita di essere raccontata. Noi di Cantine di Marzo proviamo a fare la nostra parte, producendo con altrettanto impegno e passione, i vini che hanno reso grande l’Irpinia nel mondo

taurasi

Il Taurasi è il re dei vini rossi campani. Questo magnifico vino rosso, DOC
sin dal 1970, ricevette la Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG) nel 1992, il primo del Sud Italia, dopo che il comitato nazionale per la tutela delle denominazioni di origine ne ebbe riconosciuto il requisito di “particolare pregio”.

Si tratta di un vino rosso che dà il duzione vincola la denominazione DOCG a un invecchiamento minimo di 3 anni, di cui almeno 12 mesi in botti di legno, ma può riposare in bottiglia anche qualche decennio, senza subire contraccolpi e perfino migliorando

A volte, proprio grazie alla sua attitudine all’invecchiamento, lo si compara
ad alcuni grandi rossi della Toscana o del Veneto. Sbagliato. Secondo noi,
almeno. Ma se per caso vi fosse capitato di assaggiarlo almeno una volta,
probabilmente anche voi concordereste con noi: il Taurasi è unico.

Questo elegante vino rosso è un vero e proprio patrimonio per l’Irpinia e per l’intera Campania; sa come farsi riconoscere e, soprattutto, ricordare. Una volta degustato, non potrà mai più essere dimenticato.

irpinia aglianico

L’Aglianico è il vitigno più diffuso del sud Italia e, del resto, non manca neppure in Irpinia, dov’è largamente coltivato e prodotto da millenni. Si tratta di un vitigno di pregio, la cui origine sembrerebbe risalire fino al VI secolo A.C. La sua versione irpina è stata insignita della Denominazione di Origine Controllata (DOC).

È ottenuto dalle stesse uve da cui si ottiene Taurasi, con il quale condivide lo stesso vitigno ma, a differenza del suo fratello maggiore, non è sottoposto a tanti mesi di invecchiamento.

Un vino rosso caparbio, deciso, a tratti selvaggio, ma allo stesso tempo molto generoso con coloro i quali riescono ad andare oltre le apparenze, senza lasciarsi ingannare dalla prima impressione. Se dovessimo scegliere il prodotto enogastronomico che meglio incarna le caratteristiche di chi lo produce, non avremmo alcun dubbio.

L’Aglianico riflette con molta accuratezza l’identità degli abitanti della provincia di Avellino.

fiano di avellino

Il Fiano di Avellino dal 2003 è, insieme al Greco di Tufo, il secondo vino bianco DOCG della provincia di Avellino.
Sembra che il vitigno del Fiano sia giunto in Irpinia attraverso i greci, forse dal Peloponneso. Ad ogni modo è nelle colline intorno ad Avellino, che queste uve, grazie sempre al lavoro di fini viticoltori, sono riuscite a sublimarsi, fino a diventare una vera e propria istituzione nel mondo dell’enologia italiana.

Non è affatto un caso che questo vitigno, che raggiunge la sua massima espressione in provincia di Avellino, inizi ad essere coltivato e prodotto anche nel Sannio, in Cilento e in altri luoghi di Italia.
Assaggiarlo è d’obbligo, ma attenzione, perché si rischia di mettere da parte per sempre Chardonnay, Riesling e tanti altri bianchi ancora.

fiano di avellino

Il Fiano di Avellino dal 2003 è, insieme al Greco di Tufo, il secondo vino bianco DOCG della provincia di Avellino.
Sembra che il vitigno del Fiano sia giunto in Irpinia attraverso i greci, forse dal Peloponneso. Ad ogni modo è nelle colline intorno ad Avellino, che queste uve, grazie sempre al lavoro di fini viticoltori, sono riuscite a sublimarsi, fino a diventare una vera e propria istituzione nel mondo dell’enologia italiana.

Non è affatto un caso che questo vitigno, che raggiunge la sua massima espressione in provincia di Avellino, inizi ad essere coltivato e prodotto anche nel Sannio, in Cilento e in altri luoghi di Italia.
Assaggiarlo è d’obbligo, ma attenzione, perché si rischia di mettere da parte per sempre Chardonnay, Riesling e tanti altri bianchi ancora.

il tocco del winemaker

vincenzo mercurio

Quattro vini straordinari, di cui 3 DOCG e 1 DOC. Vincenzo Mercurio, winemaker di Cantine di Marzo, da profondo conoscitore del mondo vitivinicolo, sa di essere in una condizione speciale, rispetto a tanti colleghi.
Non capita così di frequente l’opportunità di poter vinificare secondo il proprio progetto enologico, in piena sintonia con l’azienda.

“È dal 2016 che collaboro con Cantine di Marzo che, in effetti, è un bel po’ di tempo. Tra Ferrante Di Somma, il suo team, i cantinieri e me c’è una rara armonia e spero che assaggiando i loro vini, in qualche modo si possa sentire.”

Vincenzo Mercurio, winemaker di Cantine Di Marzo