Noi sì.
Prima che Scipione di Marzo giungesse a Tufo nel lontano 1647, in provincia di Avellino l’enologia era certamente diversa da quella di oggi.
La leggenda narra che fu il suo intuito a convincerlo a sfruttare quell’immenso regalo della natura che è il terreno calcareo e argilloso su cui ci troviamo. Nessuno ancora sapeva che, questo tipo di suolo, poggiato su un substrato roccioso di origine tufacea, è un unicum assoluto, per quanto riguarda la coltivazione della vite.
Nulla di straordinario, direte voi. Eppure, anche le cose che appaiono più assodate nascondono piccole e grandi complessità.
Prendete la natura, ad esempio. L’abbondante presenza di calcare, argilla e tufo nei nostri terreni appare scontata. Ebbene, a ben guardare, essa è il frutto di milioni di anni di trasformazioni, di interminabili processi geologici e biologici impossibili da immaginare.
E poi, prendete l’uomo, con il suo ingegno e le sue idee.
Se Scipione di Marzo non avesse provato a impiantare i suoi vigneti vesuviani a Tufo, lanciandosi in sfide vitivinicole a dir poco ardite, oggi Cantine di Marzo non esisterebbe, Tufo sarebbe un paese diverso e l’enologia irpinia avrebbero certamente un importante pezzo mancante.
Natura e uomo: quando si mettono a lavorare insieme, sono capaci di opere veramente straordinarie, proprio come nel caso di Cantine Marzo e del vitigno Greco.
In quasi 4 secoli di storia, ne abbiamo viste di cose accadere!
L’Irpinia, con le sue 3 DOCG, da almeno 50 anni è diventato un
luogo a dir poco rilevante all’interno della mappa enologica
italiana. Chi l’avrebbe mai detto che, Greco di Tufo, Fiano di
Avellino, Irpinia Aglianico e Taurasi sarebbero stati capaci di
attirare l’attenzione del mondo su di sé?